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lunedì 9 aprile 2012

"EPPUR SI ROLLA" 2°parte...

ovvero

BRAZILIAN JIU JITSU: La Rivoluzione Copernicana delle Arti Marziali e degli sport da combattimento?

a cura di Gianfranco "Medico Louco" Glielmi





Per comprendere il perché di questo fenomeno dobbiamo prima descrivere sinteticamente come il jiu jitsu brasiliano si inquadra storicamente e le sue sostanziali differenze rispetto ai predecessori e quali siano stati le innovazioni nei vari momenti storici.



Il ju jitsu tradizionale era un arte di combattimento del Giappone feudale.
Esso comprendeva sia colpi di percussione che strangolamenti chiavi articolari e proiezioni
Il bagaglio tecnico del ju jitsu nipponico era insegnato per lo più tramite i kata e la pratica di rolling con uno sparring partner si svolgeva in poche scuole e dopo tantissimi anni di pratica tra marzialisti di alto rango.
Ciò era dovuto anche alla necessita di evitare molte tecniche pericolose e menomanti che non potevano certamente essere usate in allenamento.
Quindi senza essere polemici potremmo dire che il kata era un software operativo dell'arte marziale stessa cioè una simulazione anche di tecniche menomanti e pericolose eseguite contro un avversario cooperante.
C'è da sottolineare come ben sappiamo che "simulare" con i ruoli di Tori e Uke per quanto perfetta sia l'esecuzione e l'intento del gesto tecnico non ha il carattere e non tiene conto delle variabili del combattimento reale.




Il Randori di Jigoro Kano

Ecco allora che si fece avanti nel 1882 Jigoro Kano il fondatore del Judo che da un punto di vista didattico non scoprì nuove tecniche ma introdusse come metodica di allenamento il Randori l'esercizio libero e il rolling con il partner.
per rendere il suo judo più sicuro rispetto al ju jitsu classico Jigoro Kano rimosse dal randori le tecniche sleali e gli atemi cioè i colpi di percussione affinché ci si potesse allenare tranquillamente senza il pericolo di logoramento o di infortunio irreversibile.
Bisogna anche dire che tale modifica tecnica è stata dettata anche da motivi meramente nazionalistici e di natura politico sportiva, infatti il M° Funakoshi proveniente da Okinawa presentava la sua mano cinese nipponizzata con il nome Karate liberata dalle tecniche di prensione e proiezioni comunque retaggio del kung fu cinese.

Sappiamo che una duratura conoscenza si basa sulla comprensione perciò tanto più le tecniche sono applicate in modo submassimale e reale tanto più l'arte marziale è espressionee replicazione più fedele possibile di un combattimento reale e in un arte marziale dove il fisico è soggetto a forze dinamiche e statiche come la lotta risulta essenziale allenare il corpo a tal punto che è il fisico a imprimere alla propria mente le tecniche e a renderle proprie e non il contrario.
Jigoro Kano ebbe l'intuizione paradossale che rimuovendo le tecniche pericolose l'allievo potesse liberamente esprimere a piena potenza le tecniche sicure su un avversari che fanno realmente resistenza e inoltre ebbe modo di verificare che per tale motivo i suoi allievi risultavano prevalere a su avversari che potevano anche avere un bagaglio di tecniche mortali provate per tradizione su partner cooperativi e con scarsa resistenza.
Ecco che nel randori compare il concetto di TAP
Una tecnica sicura non equivale ad essere inefficace. Le tecniche sicure si possono utilizzare in tutta sicurezza e potrebbero divenire menomanti o anche mortali se si supera il sottile limite del battere.

La prova del nove che convalidò il metodo di Kano come innovatore fu la sfida da parte della polizia metropolitana di Tokyo tra il ju jitsu classico e il judo nel 1886 per la scelta di quale arte marziale dovesse allenare i propri dipendenti.
Il Judo vinse con più match a favore il suddetto torneo di lotta e divenne la lotta principale del Giappone imperiale.


Mitsuyo Maeda e i Gracie : evoluzione? o continuità della tradizione?

Maeda grande jiutsuka classico passato poi al kodokan di Kano come sappiamo è stato inviato per il mondo per diffondere il judo. Sappiamo anche che sfidò e vinse molti avversari di varie discipline sia di percussione che di lotta.
Questa sua voglia di confrontarsi e di cercare sempre soluzioni nuove e le sue esperienze hanno portato a quello che è stato l'affinamento ulteriore del jiu jitsu rispetto al judo classico del kodokan

Come ricercatore inconsapevole egli aveva un "modus operandi" innovativo: egli cercava i fondamentali punti deboli e di forza delle principali discipline avversarie e combatté personalmente in prima persona in modo da testare le tecniche di jiu jitsu nella loro efficacia oppure rimodularle se necessario o per alcune considerarle obsolete.
Quindi le sue innovazioni erano dovute alla sua personale esperienza e non a speculazioni filosofiche marziali.

I principi fondamentali insegnati da Maeda a i Gracie si possono riassumere in

1) Il bagaglio tecnico del jiu jitsu
2) la pratica del randori come metodica per insegnare con successo la tecnica agli allievi in un modo che essi avrebbero potuto impiegare nel combattimento reale.
3) la lotta nel corpo a corpo con oppurtune modifiche "nei registri" delle dinamiche dell'uno contro uno si potevano stabilire quali tecniche e strategie erano realmente applicabili nel combattimento reale.
4) strategia fondamentale consistente nel portare un avversario a terra rimuovendo così i suoi punti più forti pugni calci ed espondendolo al gioco del jutsuka.



Maeda e i Gracie come corrente scismatica del Judo del kodokan?

Il progetto originario di Jigoro Kano era quello di creare un sistema educativo e morale accessibile a tutti i cittadini utilizzando l'arte marziale come mezzo e non come fine
Pertanto furono imposti dei limiti severi tra cui il divieto assoluto di sfidare atleti di altri stili, l'obbligo dell'uso del Gi e le limitazioni di carattere tecnico sul randori che diminuivano ulteriormente il numero di tecniche sicure
Inoltre le competizioni di judo si stavano trasformando via via in pratiche sportive enfatizzando le proiezioni per la loro estetica anche per la volontà dello stesso fondatore di trasformare il judo in uno sport olimpico.
Tali limitazioni stavano per cristallizzare l'evoluzione che lo stesso Kano aveva iniziato anni prima.
Ciò non accadde in brasile con Maeda e i Gracie perchè questi anche per esigenze e interessi sociali e culturali diversi rispetto ai nipponici non ricercavano l'educazione sociale e morale ma l'efficacia del combattimento.
Quindi , in piena "eresia filosofica" continuarono le loro sfide di valetudo e continuarono ad evolvere le loro tecniche di jiu jitsu

Tale progresso nelle tecniche è dovuto principalmente a fattori quali :
L'affinamento tecnico continuo con il confronto con persone anche di statura più grande o più forte e specialmente di altri stili.
La mancanza delle limitazioni presenti nel judo "cattolico" faceva si che negli incontri si incontrassero situazioni e problematiche delle dinamiche del combattimento sempre nuove tali da richiedere la creazione di nuove tecniche o la rimodulazione di quelle preesistenti.

segue...

sabato 7 aprile 2012

"EPPUR SI ROLLA" 1°parte...

ovvero

BRAZILIAN JIU JITSU: La Rivoluzione Copernicana delle Arti Marziali e degli sport da combattimento?

a cura di Gianfranco "Medico Louco" Glielmi



Nel mio percorso marziale ho avuto modo di praticare varie discipline.
Iniziai con il Karate e da li mi promisi che non avrei avuto altra arte marziale se non la "mano vuota"...
Poi molto coerente con i miei precetti ho praticato kick boxing...kendo...sanda... alla fine jiu jitsu brasiliano e grappling .
Sono passato da essere un ragazzino prepubere che amava le forme e i kata e detestava il confronto fisico al “Veteran” che nonostante gli acciacchi e gli infortuni si inebria ancora del puzzo del tatami da competizione e vede nei ragazzini realizzarsi i propri sogni.
Nel corso degli anni ho appreso che ciò che differenzia un violento da un combattente è la moralità e la disciplina di quest'ultimo e quello che differenzia la zuffa da un combattimento è la tecnica nella sua espressione più pratica semplice ed efficace (i cazzotti al viso che potevano volare durante le partite di calcetto rionale della mia adolescenza erano violenza pura …le tecniche di pugno nel dojo erano “arte”)
Ma essere solo moralmente integro e disciplinato non fa di me un combattente.

Abbiamo sempre visto e inteso le arti marziali classiche,siano esse asiatiche o occidentali, con una connotazione di tradizione che nei secoli ciascuna arte è andata assorbendo da fattori storico-culturali, filosofici e religiosi .
Tali valori rappresentano un’importante evoluzione del pensiero umano ma , specie nell'epoca moderna e nella diffusione di massa , essi nella stragrande maggioranza dei casi sono stati motivi di alibi o di errate interpretazioni per discreti interpreti marziali e "falsi profeti" e dei limiti passivi per alcuni saccenti Maestri , fino al punto da trasformarsi in dei preconcetti ben radicati che sono sfociati nel fanatismo pseudoreligioso dell'arte marziale stessa del tipo “non avrai altra arte marziale al di fuori di me”.
Leggo e sento molte persone affermare “ io pratico le arti marziali perchè mi piace l'aspetto filosofico perchè mi fa stare bene con me stesso ecc.”
Nulla da ridire su tali buone intenzioni ma bisogna capire che l'arte marziale non finisce dove finisce l'aspetto religioso-filosofico e morale ma quest’ultimo è nient’altro che una interpretazione osmotica, come in un quadro artistico a tinte chiare, di un mero fenomeno fisico cioè il combattimento, la lotta.
Sicuramente ci sono ancora pochissime scuole tradizionali che conservano il vero significato delle arti marziali ossia il combattimento nonostante esse siano impermeate di filosofia.
Io non voglio iniziare una polemica che può durare anche anni( o meglio già dura da anni) ma voglio focalizzare il ragionamento su alcune riflessioni e basi metodologiche scaturite leggendo articoli,libri e soprattutto praticando il tatami.

La nostra società è ormai, o meglio dovrebbe essere, come sappiamo dominata dalla cultura scientifica.
I progressi tecnico scientifico sono il frutto di continue speculazioni scientifiche fatte nei secoli dagli scienziati.
Una scoperta scientifica deve essere riproducibile , verificabile e confrontabile dalla comunità scientifica.
Ecco allora la differenza tra le speculazioni filosofiche ,che comunque hanno avuto il loro ruolo nel progresso del pensiero umano e le speculazioni scientifiche.
La filosofia parte a priori dalla verifica e dal confronto e nella stragrande maggioranza dei casi cerca di avere le soluzioni ai problemi,prerogativa questa che la scienza non ha.
Quindi rispetto all'astrologia o all'alchimia o alla stregoneria che io faccia l'astrofisico il chimico o il medico quello che accomuna queste professioni e le differenzia dalle suddette superstizioni è il concetto di osservabilità di principio, cioè di osservare misurare calcolare e descrivere l'esistenza di un dato oggetto o di un fenomeno e di descriverli e di predirne con esattezza la riproducibilità del fenomeno fisico e poterne condividere con altri della comunità scientifica tale scoperta o esperimento.
Se io faccio cadere una mela è lo stesso esperimento di Newton riprodotto ormai da secoli e so il motivo per cui cade.

Facendo riferimento alle arti marziali e agli sport da combattimento possiamo avere questa riproducibilità galileana? possiamo verificare il confronto? quale efficacia?quale è il teorema principale delle arti marziali e degli sport da combattimento?

Per Teorema principale delle arti marziali e degli sport da combattimento dobbiamo intendere la capacità di rispondere da parte di ogni stile di combattimento in maniera efficace e risolutiva all'aggressione a mani nude da parte di un avversario di taglia e/o forza uguale o superiore.


Le moltissime arti marziali e gli sport da combattimento da esse derivate hanno cercato di dare una risposta o una interpretazione a tale quesito.
Se noi le consideriamo singolarmente sono tutte valide ed efficaci a patto che rispettiamo i canoni o regolamenti prestabiliti da ognuna oppure alcune si nascondo dietro ad un esoterismo che di scientifico ha ben poco ma che promettono poteri "magici".




A tal proposito se vogliamo essere rigorosamente scientifici dobbiamo introdurre il concetto di falsificazionismo del filosofo Karl Popper.
"La scienza è fatta di proposizioni potenzialmente false"
Cioè una teoria ha delle basi scientifiche solide quanto meno teme la confutazione, ma anzi accetta il confronto e l'eventuale falsificazione.




La virtù marcisce senza il confronto!!!

Qual è l'arte marziale o sport stile di combattimento che risponde meglio al suddetto teorema e che non teme la confutazione?

Questa domanda è stata sempre un tabù per maestri e artisti marziali con una visione limitata oppure rispondevano unilateralmente portando l'acqua al proprio mulino sia per ragioni di proselitismo o per ragioni nazionalistiche e politiche senza avere nessun parametro di confronto con le altre arti marziali.




Il banco di prova per il testaggio e il confronto delle varie arti marziali sono state le competizioni interstile o di valetudo prima in sud america e poi come UFC nell'inizio degli anni 90 del XX secolo negli Stati Uniti.
In particolare l'UFC è stato lo spartiacque tra il prima e il dopo e a allora niente sarebbe stato più come prima !
Prima nessuno aveva mai sentito parlare o almeno erano in pochi quelli che conoscevano il Jiu jitsu brasiliano o Gracie Jiu Jitsu o solo Jiu Jitsu


Ma perché uno stile di lotta come il jiu jitsu brasiliano, considerato dai tradizionalisti nippofili come una americanata di basso stile e " amorale" secondo lo stereotipo di marzialità con una traslitterazione anche errata rispetto la tradizione, ha modificato a tal punto il concetto di arte marziale in generale e dare l'avvio all'evoluzione delle moderne MMA ( Mixed Martial Art) e perchè sembrava e sembra essere una risposta al teorema ?





segue ....

sabato 5 novembre 2011

San Mango Piemonte... il paradiso dei lottatori.


Sono passate due settimane dal cambiamento.
La palestra è grandissima e molto attrezzata, è praticamente impossibile fermarsi salvo per stanchezza; con 200 metri quadrati di tatami c’è sempre posto per lottare e nell’ipotesi ci sia un numero spaiato di lottatori il dispari ha solo l’imbarazzo della scelta su come impiegare il turno di cinque minuti “libero” per poi passare alle lotte spettanti …
Personalmente sto cercando di portare il ritmo di 10 riprese a lezione (di cui 5 o 6 con il buon Ciro Ruotolo) al di fuori delle vasche di riscaldamento, proiezioni e drill vari … e devo dire che sono molto soddisfatto della risposta del mio corpo.
I chili di troppo, accumulati per cedere il passo agli allievi a causa dello spazio ridotto nelle precedenti sedi, sono destinati ad andarsene questo è poco ma sicuro.
I dolori diminuiscono, i primi giorni in cui mi svegliavo al mattino distrutto cedono il passo ad una senzazione di benessere.
Non so cosa ci riserverà il futuro, ma una cosa è certa onorerò questo “paradiso dei lottatori” cercando di essere un insegnante sempre migliore e un lottatore sempre più preparato.

sabato 29 ottobre 2011

Il Compagno d’allenamento del M°Marco Marini

E' con estremo piacere che posto lo scritto del M°Marco Marini.

Nell’Aikido, ma possiamo estendere l’osservazione anche a altre Arti Marziali e Sport da Combattimento – apprendiamo la maggior parte delle cose grazie alla pratica con un compagno di allenamento, un training partner.
È un ruolo sostanzialmente comprensibile da tutti già ad una prima lettura, eppure è importante e fondamentale per i progressi d’ognuno di noi. Infatti, nonostante la semplicità apparente, tale ruolo è ben più complicato e pieno di valori di quanto possa sembrare.
Il primo fraintendimento è nei termini. In Aikido il training partner viene chiamato Uke, parola giapponese tradotta in tanti modi e con le più svariate interpretazioni, lasciata per il suo valore tradizionale, ma causa di interpretazione talora bizzarre. Spesso, infatti, il termine uke viene tradotto e inteso come colui che ‘riceve’ (soggetto passivo), o anche come ‘colui che sa cadere’, ma anche come ‘colui che non dà fastidio e subisce’. Ma nessuna di queste interpretazioni tiene conto del fatto che uke è soggetto attivo nell’allenamento dell’altro.
Saper cadere e cadere non fa parte del ruolo di uke. Cadere è una conseguenza non scontata e soprattutto attiene alla salvaguardia personale del praticante: non è, quindi, prerogativa di questo ruolo.
Andiamo a vedere, invece, quale sono (o dovrebbero essere, almeno secondo me) le caratteristiche di un buon compagno di allenamento nella pratica ‘normale’ in una palestra.
A mio avviso, per ottemperare alla sua funzione di allenatore l’uke dovrebbe seguire alcuni principi generali:

• cercare di comprendere le direttive e gli obiettivi che l’insegnante intende in quel momento raggiungere;
• essere sempre soggetto attivo e ‘vivo’;
• saper motivare, stimolare;
• curare la salvaguardia fisica come prerequisito di ogni sua azione;
• variare e adattare il suo lavoro (forza, velocità, reattività) al partner e all’obiettivo da raggiungere.


Di seguito un po’ di pensieri sparsi…

Saper essere attivi.

significa concedere aperture, ma richiuderle se non vengono colte;
significa non ostacolare, ma nemmeno crollare a peso morto sulla tecnica;
significa reagire se qualcosa è scorretto o si vede una perdita d’equilibrio;
significa reagire sulla linea che lo consentirebbe non per ribaltare una situazione, ma per stimolare la reattività del compagno;
significa comprendere il livello del compagno e cosa può essergli utile al suo livello. È inutile pretendere da un principiante la conoscenza, che so, del radicamento;
significa anche NON permettergli di ridere tenendolo sotto pressione, ma sorridendo noi stessi, cioè non deve aver paura, ma ‘sentire’ la pressione e l’invito a dare il massimo;



Saper motivare

significa, secondo il proprio livello naturalmente, lasciare nell’altro una sensazione positiva e comunque la sensazione di non aver ‘perso tempo’;
porsi sempre nella condizione di permettere all’altro lo studio;
essere altruista;
cercare di capire le lacune e fargliele sentire/trovare;
dare l’esempio;
accettare gli errori dell’altro;
non correggere se non esplicitamente richiesto perché se gli suggerisco lui non impara, meglio cambiare apertura e fargli riuscire la tecnica (o quel che gli riesce) spontaneamente;
stimolare facendo ‘sentire’ cosa non va, se si tratta di lotta un ribaltamento, una contro tecnica accennata, un colpo (leggero) sul lato lasciato scoperto, p.e., e seguitare a reagire evitando di finalizzare per due o tre volte poi finalizzare se proprio non comprende. L’importante è stimolare senza distruggere il suo amor proprio;
non fare facce strane;
emanare gioia, accettazione e volontà di pratica;
accettare cattivo odore, saliva e sangue;
darsi completamente e al massimo, sempre rispetto al livello dell’altro, cioè di quello che pensiamo possa reggere fisicamente;

Salvaguardia fisica

si tratta di tenere bene a mente che ogni incidente porta uno stop o una riduzione nell’allenamento (personale o del compagno), quindi non correre rischi inutili;
un buon compagno d’allenamento si adatta in base all’esperienza, alla tipologia corporea, all’età del suo partner;
un buon training partner si accerta (o cerca di capire) se il compagno ha qualche infortunio. Sostanzialmente, devi avere la certezza di poterti allenare, sia quando sei in forma che quando sei infortunato, perché sai che il tuo partner si allenerà ‘intorno’ ai tuoi infortuni;
un partner che ha paura di farsi male sarà rigido e timoroso (l’incidente è dietro l’angolo);
un partner morbido e reattivo, che ha fiducia, ci offrirà infinite occasioni di crescita;
bisogna fare attenzione alla routine, che abbassa le difese e favorisce l’incidente, quindi bisogna sempre tenere il partner sulla corda cambiando ritmo e velocità, ma anche uscendo talvolta dai canoni stabiliti (senza malizia);
tenere sempre presente che l’allenamento finisce quando si è sotto la doccia. La maggior parte degli incidenti avvengono quando si abbassa la tensione, quando ormai pensiamo che manchi poco alla fine della lezione;
avere grande considerazione del partner, che ci sia simpatico o meno: ognuno è li per la nostra crescita;
sentire le sue rigidità significa comprendere come non fargli male, ma anche come non cozzare contro un muro;
osservare sempre tutto intorno a noi e non concentrarci solo sulla tecnica da eseguire o sulla caduta da fare;
Dare il massimo della nostra forza, non in assoluto, ma in base a quello che riteniamo l’altro possa ricevere/contrastare;
anche se colpiamo/muoviamo piano e lentamente, la nostra mente deve porsi come se lo stessimo facendo con la massima determinazione;
abituarci a praticare con tutti, preferendo anzi quelli che ci mettono in difficoltà, con i quali non ci sentiamo in sintonia: essi rappresentano il miglior allenamento;
lo spirito generale deve essere quello che: se succede qualcosa… è sempre colpa mia;
un buon compagno d’allenamento deve lasciare l’ego da parte, in quel momento è solo uno strumento di formazione di qualcun altro (anche se in realtà si sta formando anche lui);

Il ritmo e il saperlo variare per non favorire il rilassamento

questo lo reputo molto importante, ed in parte l’ho toccato precedentemente.

Nell’allenamento in palestra spesso ci troviamo con compagni conosciuti (quindi sappiamo grosso modo come reagiscono e si muovono). Come spesso pratichiamo tecniche o sequenze in qualche modo stabilite.
Variare ritmo, velocità, inserire qualche cambiamento, seppur rimanendo nella sequenza stabilita, favorisce l’attenzione e l’allenamento.
La routine, seppur necessaria all’inizio per apprendere la coreografia di un movimento, è deleteria per l’allenamento vero dello stesso (il problema dei kata)
Naturalmente non ce l’ho con i kata come metodologia d’allenamento, ma con il modo in cui molti interpretano ed eseguono gli stessi senza tenere in conto questo parametro e gli altri che ho citato.

La giusta forza

anche questa già accennata…
Una delle cose meno semplici da capire.
Da tenere presente è l’obiettivo: far lavorare il compagno perché migliori il più veloce possibile.
In generale:
poca, se deve apprendere un movimento (è inutile mettere in difficoltà una persona quando ancora non sa cosa fare);
sempre più per allenarlo (mai dargli l’impressione che sia troppo facile);
massima per consolidarlo (deve comprendere quanto sia difficile applicare quello che pensa di sapere).
Bisogna anche tener presente l’aspetto psicologico. Se sentiamo che quel quantitativo di forza, che noi reputiamo corretto, crea disagio o stimola malamente, dobbiamo modificare, ridurre la stessa.
Per il principio che l’altro deve migliorare ‘con noi’ e non ‘nonostante noi’.
Alla fine di un vero allenamento, tutti si dovrebbero sentire bene, stanchi, distrutti, ma con la voglia di ricominciare.
I giusti stimoli

Altra cosa importante e difficile, ancorché trasversale alle considerazioni precedenti.
Non esiste una regola, anzi spesso gli stimoli da dare sono completamente antitetici a seconda dei soggetti o delle situazioni.
Sempre presupponendo il nostro ruolo di partner e cioè di “allenatore” momentaneo del compagno.
Solo l’esperienza e l’attenzione ci possono aiutare, ma di fondo dovremmo ricercare sempre il suo miglioramento.
Sbagliare fa parte del suo e del nostro addestramento, non deve rappresentare un problema.
Fregarsene è un problema (in teoria, in pratica nella squadra c’è bisogno anche del grosso egocentrico/killer che pensa solo a se stesso).
Quindi fare sempre attenzione a quel che ci ritorna, alle sensazioni che l’altro ci rimanda, con quelle possiamo facilmente comprendere come stimolarlo e quando.
p.e. se accelera i movimenti oltre quello che è in grado di controllare, probabilmente siamo stati noi ad aver velocizzato troppo il nostro attacco, o se si irrigidisce siamo noi che lo stiamo mettendo troppo in difficoltà, o ancora se si ammorbidisce troppo è perché noi siamo troppo accondiscendenti.

Favorire lo spirito di gruppo/squadra

Cosa c’entra con l’essere un buon partner?
C’entra se si considera il gruppo importante per la nostra crescita. Un gruppo/team/squadra ben affiatato, rappresenta una fonte di stimolo incredibile per ognuno dei componenti .
Quindi non aiutare un compagno, non coinvolgerlo in uno spirito comune di crescita reca danno a tutti, toglie delle opportunità a tutto il gruppo. Sul momento può sembrare noiosa la pratica con un principiante, ma non sappiamo se quel principiante, di li ad un anno, ci potrà offrire delle ottime occasioni d’allenamento, di stimolo.
Favorire uno spirito agonistico (crescita individuale) a discapito del gruppo, secondo me, reca danno anche a chi lo fa, a chi pensa solo a sé stesso. Quindi darsi, per una parte dell’allenamento, a partner diversi e magari meno stimolanti (apparentemente) porterà comunque frutti positivi, se visti in ottica ‘crescita del gruppo’.

La “guida”

Certo il ruolo principale, affinché tutte le cose dette avvengano, è rivestito dall’insegnante. È lui il principale ‘motore’, l’esempio da seguire.
Nondimeno ognuno, per il proprio livello, è una ‘guida’ quando si allena con un compagno.
Creare un clima di crescita generale è responsabilità di tutti.

Ho voluto condividere con voi solo la mia esperienza di praticante, non certo fornire un decalogo da seguire.



A sinistra, con il kimono blu, Marco durante uno stage con Rogerio...

giovedì 15 settembre 2011

Scusate per andare dove dobbiamo andare... da dove dobbiamo andare?


La disciplina si evolve SEMPRE in base al contesto in cui viene praticata…

Il Jiu Jitsu “sconosciuto” dei tempi d’oro, quello non ancora importato in USA per intenderci, veniva perfezionato in Brasile sul campo di battaglia. Tutto era studiato in funzione di sottomettere l’avversario in uno scontro dove le regole erano veramente ridotte all’osso… vista la velocità di crescita dell’efficacia dell’ Arte Suave è facile pensare che ci siano stati molti “test”.


Negli anni molte cose sono cambiate, la disciplina oggi è conosciuta in tutto il mondo ed è ancora oggetto di evoluzione.
Il terreno attuale dove il Jiu Jitsu viene testato è il tatami di gara.
Non ci sono più le faide tra scuole come una volta, non c’è più interesse negli scontri interstile (di fatto le M.M.A. camminano con le gambe proprie), il praticante di Jiu Jitsu vuole fare Jiu Jitsu PUNTO.

Purtroppo in tutte le cose c’è il rovescio della medaglia ed in questo la nostra arte di sottomissione preferita non fa eccezione!
Quando si pensò al regolamento per le competizioni, forse non immaginando l’espansione che poi c’è stata, si cercò di “confezionare la cosa” per favorire in tutti i modi i lottatori di Jiu Jitsu e con il tempo sono stare introdotte diverse restrizioni.
Ormai le questioni fifty non fifty, fare guardia, stallare, sono state analizzate in tutto e per tutto, le opinioni degli addetti al settore sono diverse e spesso diametralmente opposte.

Personalmente sono assolutamente contro il penalizzare la chiamata in guardia, ma non mi piace neanche vedere match vinti per un vantaggio ottenuto per un “tentativo di ribaltamento”.

Chissà come sarebbe una competizione di Jiu Jitsu che, mantenendo le attuali divisioni di cintura con la relativa durata del match a secondo del grado, consentisse l’americana al piede e la chiave al ginocchio dalla cintura blu (come succede nel Grappling) senza prevedere punti ma soltanto l’attribuzione di vantaggi solo ed esclusivamente per tentativi di finalizzazione e magari nelle cinture marroni e nere introducesse anche la famigerata chiave di tallone… a quel punto la Fifty avrebbe tutto un altro senso.

domenica 11 settembre 2011

Cercasi Jiu Jitsu disperatamente...

Lo Strikeforce di questa notte...
le MMA sembra siano diventate una sorta di Kick Boxing con in guantini (o di sanda nella migliore delle ipotesi!)
Non avrei scommesso un euro sulla vittoria di Roger Gracie questo è pacifico (King Mo in un contesto di arti marziali miste è troppo per lui) ma perché non provare il tutto per tutto cercando di sfruttare la sua risorsa migliore?
Tutto poteva starci, un KO su un tentativo di proiezione, una presa di schiena a seguito di uno sprawl, la faccia a metà sempre per continui assalti nelle gambe... tutto ammissibile!
Sta di fatto che il miglior lottatore di Jiu Jitsu del globo, l'ambasciatore del Jiu Jitsu basico, colui che punta il dito contro tornado, rubber e cose simili questa notte si è messo a fare un match di pugilato.
E Bigfoot??? Cosa fa Bogfoot???
E non parliamo dell'ultimo UFC, quello in Brasile.
Ormai è chiaro che tutti i fighter, magari sotto pressione da parte degli organizzatori, cercano il KO. Quanto sia spettacolare vedere un lottatore di valore mostrare una boxe assolutamente insufficiente in un contesto così importante non ci è dato sapere, ma tant'è.

Aspettando tempi migliori vi segnalo questo video...

giovedì 11 agosto 2011

Jiu Jitsu Brasiliano... una questione di zebedei!

Il mestre Vinicius Magalhães, meglio conosciuto come "Draculino", dice la sua sulle ipotetiche falle del Jiu Jitsu brasiliano in un contesto "reale" ed in particolar modo punta il dito sulla spinosa questine "palle".
4 minuti e 57 secondi buttano letteralmente nel cesso ore e ore di video girate sul argomento "anti-grappling" ad opera di saccenti "maestri" esperti dell'arte della sopravvivenza.
Semplicemente grande...



domenica 24 aprile 2011

La Lotta è Preghiera, la Preghiera è Lotta. A cura di Gianfranco Glielmi.


mi è capitato varie volte nel mio percorso di apprendimento della lotta e in particolare del jiu jitsu di essere testato non nella forza ma nella tecnica.
a volte chi mi è stato insegnante al momento ( nella maggior parte delle volte i miei istruttori Giulio e Ciro ) e mi ha fatto da sparring partner mi ha volutamente dato la gola o il braccio per uno strangolamento o una leva.
è un modo di porre delle domande all'allievo senza parlare.
una sorta di compito in classe su una equazione con molte variabili quale è appunto la lotta.
è come fraseggiare con il proprio maestro di musica con ognuno in braccio la propria chitarra e vedere l'altro cosa sente e come esprime le emozioni che sente... e quali armonie usa o quale scala maggiore o minore o pentatonica usa in quella parte del brano...
mi è capitato anche di essere sparring partner per quelle poche volte che ho umilmente fatto vedere qualche tecnica ai ragazzini che alleniamo.
in entrambi i casi è stato sempre emozionante avere la costatazione pratica del rolling rispetto al "solfeggio" tecnico appreso durante le sessioni pre lotta.
in fin dei conti anche se meno codificata rispetto all'arte marziale tradizionale la pratica della lotta e nella fattispecie del jiu jitsu brasiliano viene comunque rispettato il ruolo di UKE e TORI ,il docente e il discente, colui che attacca e colui che si difende, colui che la tecnica la sa e colui che deve dimostrare di saperla.

fin qui nulla di nuovo sotto il sole...
non saranno ne le prime ne ultime volte che allenandosi si fa sparring per imparare e per fare imparare...

mi capita spesso di leggere e di cercare nella storia e nella mitologia scontri di lotta epici in grado di stimolare la mia fantasia ..e soprattutto il mio spirito
allora ogni tanto rileggo l'eroe Ulisse che ospitato dai Feaci nel suo ritorno ad Itaca viene sfidato vincendo nella lotta alcuni giovani arroganti (mai come adesso mi sento di immedesimarmi ) durante i giochi in onore di Poiseidone
altre volte rileggi l'epopea di Gilgamesh e le leggende nordiche di thor...
un giorno navigando per la rete mi capita di osservare un opera di Delacroix perla chiesa di San Sulpizio a Parigi la lotta di Giacobbe con l' Angelo
sublime opera in cui si vede il patriarca Giacobbe affrontare l'Angelo mandato da Dio ( per la tradizione l'Arcangelo Michele) e vincerlo.
vincerlo?
Dio ha perso?
e poi contro chi?
l'Onnipotente che perde contro un uomo qualunque?
qualcosa non quadra.

Ma quella notte si alzò, prese le sue due mogli, le due schiave, e i suoi undici figli e passò il guado dello Yabboq. Li prese e fece loro passare il fiume e fece passare quel che possedeva. Poi Giacobbe rimase solo e lottò un individuo con lui, sino allo spuntar dell'alba. Vide allora che non lo sopraffaceva e colpì all'articolazione della coscia e l'articolazione della coscia di Giacobbe si slogò nella sua lotta con lui. E disse: “Fammi andare, perché è spuntata l'alba!”, e Giacobeb rispose, “Non ti lascerò andare se non mi benedirai”. E gli disse: “Qual è il tuo nome?”, allora egli rispose “Giacobbe”. E quello disse: “Non più Giacobbe si dirà il tuo nome, bensì Israele, perché hai prevalso sul Signore e sugli uomini, e hai vinto!”. (Genesi 32, 23-29)

in queste poche frasi si nascondono un grande senso ontologico e di una profondità inaudita
è incredibile come si ritrova l'archetipo della lotta spirituale dell'uomo che si esterna nella fisicità dell'azione.
non per altro rispetto alla storia dei patriarchi precedenti quella di Giacobbe assume una storia e un pathos del tutto umano e molto piu' vicino alle vicende di noi umani mortali ( la primogenitura, scontri familiari, l'esilio verso terre straniere).
mentre con il patriarca Abramo è presente la Teofania , cioè una manifestazione quasi sempre presente atta a guidare l'Uomo in questione nel suo percorso e a provare la sua ubbidienza mentre con Giacobbe tale presenza di Dio è quasi del tutto assente nella sua vita come se la prova fosse proprio l'attendere la presenza di Dio.
tale manifestarsi al contrario delle volte precedenti in cui vi era una chiamata o un avvertimento qui si ha la Teomachia ( la lotta con Dio)
si lotta di notte fino all'alba allegoria di una ciclicità di passaggio dalla oscurità dell'anima alla nuova vita.
si lotta lontano dagli affetti e dagli attacamenti materiali , come quando si entra sul tatami e sei solo tu e l'avversario, un percorso in cui si è da soli senza nessuno dei propri cari o di tutte quelle conoscenze e cose che ci danno certezza si è nudi nell'anima.
la location: al di qua del fiume simbolo di passaggio: dopo quella lotta giacobbe chiamerà il luogo Peniel che significa in ebraico arcaico il luogo dove ho visto Dio faccia a faccia ( panim el panim):
vedere faccia a faccia Dio non è un confronto in antitesi come siamo abituati ma una ricerca di comunione con il Dio lottatore:
l'Alfa e Omega che ti si presentano davanti la tua anima e tu lottando ti confondi con essa.
gli opposti che non si contrastano ma si completano ecco allora che tutto ha una spiegazione.
il bubishi considerata la bibbia delle arti marziali afferma tutto l'universo respira il duro e il morbido da qui poi si è tratta le definizione dello stile di karate Goju ryu...
mi vengono in mente tutti quegli insegnamenti Zen che i maestri di arti marziali giapponesi hanno sempre cercato di spiegare inutilmente: cerca di avere la mente il corpo e lo spirito come tutt'uno e unisciti all'avversario sii in comunione con lui e vincerai sempre.
la benedizione: non nel senso classico del termine ma la conferma del passaggio il superamento della sfida e la comunione con Dio, il realizzarsi della sua volontà, la volontà in questo caso di perdere contro l'Uomo per dimostrargli non che può vincere l'Onnipotente ma che può e deve ricercare la perfezione lottando per migliorarsi e non per sopraffare: questa è la Via.
leggendo alcuni commenti su internet mi è piaciuto la parte del Mons Gianfranco Ravasi in cui riprendendo altri passi della stessa Bibbia si comprende il significato di questa dipartita di Dio in confronto dell'Uomo
Osea: «Giacobbe da adulto lottò con Dio, lottò con l’angelo e vinse, pianse e domandò grazia» (12,4-5).
II libro della Sapienza: «Il Signore assegnò a Giacobbe la vittoria in dura lotta perché sapesse che la pietà è più potente di tutto» (10,12).

queste piccole considerazioni ti fanno pensare di come sia importante imparare dalle sconfitte e prendere le vittorie non come punto di arrivo ma come di partenza.

Giacobbe vincendo l'Angelo non è il punto di arrivo ma il punto di partenza

la confermazione che la pietà ( il lasciarsi vincere da un misero uomo) è piu' potente di tutto.

tutti noi non amiamo perdere

vogliamo il nostro percorso lastricato di vittorie

in palestra arrogantemente cerchiamo di non gridare tap o di prevalere sul nostro sparring partner per dimostrare che si è piu' forti che si è capaci di tirare la tecnica.

non c'è niente di piu' arrogante.

riflettendo sulla durata della lotta di Giacobbe mi viene in mente non uno scontro titanico ma un "noiso" ma tecnico duello alla Yuki Nakai contro De La Riva vinto per un vantaggio da De La Riva...splendido! tecnico!...millimetrico!...
perdere per un vantaggio a volte può sembrare più cocente di peredere ai punti o per finalizzazione ....ma forse insegna di più capisci che potevi farcela che il tuo limite è quello che devi lavorarci ore e ore se non mesi.per tramutare il tuo svantaggio in un pareggio e poi un punto.

è il giorno della Santa Pasqua 2011

riflettiamo sul lottatore più misterioso ed emblematico della storia: Gesù Cristo

in Lui non vi è più l'antitesi tra il Giacobbe Uomo e L'Angelo di Dio.

la lotta è contro il destino intero dell'Umanità.

la sua storia non è un insegnamento di una lotta persa gridando tap sulla croce

la sua storia va oltre.

è la consapevolezza che la verità rende liberi sempre

la verità è come diceva il protagonista dell'ultimo samurai " come questi fiori stiamo tutti morendo""

la vera lotta è contro il senso di non volere accettare la morte come evento naturale della vita .

Lui non ha preso un uomo per renderlo simile a Dio non l'ha perfezionato così

si è fatto uomo per far capire che la morte si può vincere sempre.

la Comunione con Dio non è più vedere Lui faccia a faccia ( panim el panim) è troppo facile guardare nello specchio eterno dell'Empireo

La vera Comunione è accettare la propria croce e portarla avanti senza ripensamenti

senza avere paura della vitalità della morte e della mortalità della vita....

abbracciamoci la nostra Croce e alleniamoci...

la Lotta è Preghiera
la Preghiera è Lotta.



Gianfraco "Medico Louco" mentre "benedice" Americo...

domenica 3 aprile 2011

Repetita iuvant...

Alla fine il Jiu Jitsu può essere interpretato come un complesso linguaggio del corpo che richiede molta pratica.
Quando vi capita di “rubare” qualche allenamento in più, anche di una mezz’ora, invece di mettere mano a palle di ghisa o peggio, perdere tempo a fare vuoti e sacchi (BRUNO!), accordatevi con un compagno libero e approfittatene per ripetere qualche drill che può solo farvi bene…
In fondo uno si deve guardare allo specchio e deve chiedersi cosa vuole veramente dal suo percorso sportivo che ricordiamo essere unico e personale.



martedì 22 marzo 2011

勇, Yu: Eroico Coraggio (a cura di Gianfranco Glielmi)



Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire. Nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere!
Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.
Mi è capitato molte volte quando sono stato in Brasile di vedere scritto quasi ovunque una frase:"Tudo posso naquele que me fortalece" ( tutto posso in colui che mi fortifica) un passo biblico della lettera ai Filippesi del nuovo testamento, la trovavi dappertutto dalla parete di una chiesa in costruzione in un quartiere povero, sulla maglietta di una venditrice ambulante finanche tatuata sulla schiena di un lottatore di jiu jitsu brasiliano.
La prima volta pensai tra me e me sarà fanatismo religioso o una sorta di frase magica come superstizione popolare nostrana alla "Gesù proteggimi"scritta su un magnete per auto, invece nei giorni seguenti mano a mano che scoprivo il Brasile e specialmente il jiu jitsu mi sono dovuto ricredere e ho capito che andava al di là della semplice scritta su un muro o sulla pelle ed era qualcosa di più profondo.




Erano le mie prime lezioni mattutine di jiujitsu nella terra verdeoro giunsi in palestra e salii per le scale che portano in cima alla sala del tatami sita su una veranda con il panorama tra i più belli del mondo.
Mentre salivo passai di fianco un signore che arrancava con delle stampelle fino in cima aiutato da un ragazzino notai che oltre ad essere diversamente abile era anche non vedente.
Mi ero appena allacciato male la cintura bianca e aspettavo il nostro istruttore di bjj per la lezione delle 9:00, ad un certo punto mentre mi riscaldavo liberamente sul tatami vidi la stessa persona diversamente abile che si presenta impeccabile con il suo kimono e la sua faxa preta.
Iniziammo la lezione e ci divisero le cinture colorate con la faxa marron e noi bianche con il professor faxa preta.
Ancora adesso ricordo bene i suoi insegnamenti sullo strangolamento di bavero una sensibilità nelle mani straordinaria ...non c'era scampo ai suoi strangolamenti.
Dopo mi inizio a correggere su molti particolari dell'armlock da montada e facemmo un pò di rolling e capì perchè era faxa preta .

quella fu una delle più belle lezioni che abbia mai fatto in Brasile.



si potrebbe pensare che questo sia un episodio isolato di una accademia o il modo magari di venire incontro a persone diversamente abili che non hanno avuto la fortuna di essere in grado di lottare con persone che consideriamo istintivamente "normali".

Nulla di più sbagliato e lontano nella realtà.

Non sono episodi isolati è lo spirito del guerriero , il bushido che si incarna in persone come loro.

Pensiamo ad Antonio Tenorio judoka brasiliano non vedente campione paraolimpionico per 4 volte consecutive e pensiamo a Anthony Robles campione di wrestling americano delle 125 libbre.

Se vogliamo prendere come esempio qualcuno forse più famoso lo stesso Antonio Minotauro Nogueira che ha una parte di fegato e una costa mancante per l'incidente che l'ha tenuto tra la vita e la morte per 11 mesi quando era poco meno che adolescente!

cosa ha portato queste persone ad andare avanti?

cosa spinge queste persone al confronto?

che cosa prova una persona che parte non da zero ma da -100 rispetto a te?

non credo che queste persone abbiano incontrato la luce alla "blues brothers" e siano diventati lottatori da un momento all'altro.
loro hanno semplicemente iniziato ad allenarsi hanno avuto il coraggio di agire nonostante il loro -100.
Ogni giorno lottano con il loro demone interiore che dice: "non ce la farai mai.", "sei diverso...", "non puoi farcela!".
E' un demone che in maniera diversa si presenta a noi ogni giorno ogni momento sul tatami e fuori anche se noi non siamo a -100 di partenza.

Cari amici sono le nostre difficoltà... è la vita!!

La nostra esistenza è stata descritta in migliaia di modi : bella , brutta , fantastica, da vivere , da non vivere , da cambiare , da non cambiare mai, ma nessun filosofo , religioso o vecchio nonno contadino potrà mai dirti che la vita è facile.

E' una cazzata!

Queste persone sono i veri Eroi al pari di una mamma ed un padre che fa sacrifici per i figli lavorando.
Loro sono l'emblema del superamento del modello spartano e reincarnano il genuino spirito del samurai.
Loro ai tempi di Sparta sarebbero stati buttati giù per la rupe Tarpea invece sono qui davanti ai nostri occhi a darci l'esempio.
L'esempio è che partendo svantaggiati si può lottare e si può vincere...ma soprattutto che si DEVE lottare!


ho imparato molte cose lottando

ho imparato a perdere, ma non ad arrendermi

ho imparato a vincere , e non a sopraffare.

ho imparato che i miei fratelli sul tatami sono i miei fratelli nella vita.

Ed è forse quest'ultimo aspetto che mi affascina di più nel mondo della lotta.
Ognuno di noi ha la responsabilità dell'altro, ci siamo allenati insieme e anche se non gareggi ci sei lo stesso sul tatami in un modo o nell'altro.
Se sei in difficoltà c'è l'altro che ti sprona, se sei in difficoltà pensi devo dare l'esempio ..sono il fratello maggiore, sono quello che non molla e deve dimostrare che si deve andare fino alla fine; sembrerà strano ma la lotta pur essendo uno sport individuale ha forse il più alto senso di coesione e senso di squadra.
Questo senso di fratellanza inconsapevolmente te lo porti anche al di fuori del tatami anche con persone che di lotta ne sanno meno che io di meccanica quantistica.

"la virtù marcisce senza il confronto"

Questo è un aspetto tipico dello spirito del lottatore, ecco perchè si parla di applicare il jiu jitsu alla vita e non la vita al jiu jitsu!

il jiu jitsu non è tutto; ma la vita è jiu jitsu...

è la lotta

è la via

giovedì 17 marzo 2011

Da Nikola Todorov...


Tema: Perdere due dei più cari affetti nel giro di un anno o poco meno

Svolgimento:

Piango, e pure tanto, e piangerò ancora, per giorni.

Recentemente mio nonno è passato a miglior vita, a distanza di undici mesi dalla scomparsa di mia nonna, un'altra colonna della mia esistenza.

Mi hanno insegnato tanto, e a loro devo gran parte del mio carattere.

Li avevo dati per scontati, ma poi PUF, scomparsi, basta, fine, STOP; e che rimane? Boh, forse il silenzio misto a qualche ricordo infame che colpisce all'improvviso e scappa,

le voci e i volti vivi nel cervello che si accendono come lucine al neon, impressionando la retina prima di svanire.

La quotidianità diventa un percorso a ostacoli, molte le cose da evitare per non stare male, però a cervello spento, che sennò pensi e ti danni, ma aspetta, così non eviti un bel niente, caz.. e sto di nuovo nella stanza di mio nonno con la faccia in mano e gli occhi gonfi.

" We come stai?" A tratti sto bene, poi ridivento lucido e mi rendo conto che non è vero, sto male sempre, ma solo ogni tanto.

Non ci sono le parole, c'è solo dolore, è come perdere una parte di se stessi; si certo, e non ci sono più le mezze stagioni, i giovani di oggi non hanno voglia di fare nulla e si stava meglio quando si stava peggio.

La verità è che le chiacchiere stanno a zero e, a dirla tutta, la verità è che io sono FORTUNATO; e mi sento anche un po' colpevole, perché mi chiedo quale sia la ragione per cui merito ed ho meritato tanto affetto, ma tant'è...

Dovete sapere che la mia famiglia è grande, è fatta di consanguinei e fratelli acquisiti, e qui vorrei ringraziare proprio loro, quelli che con una parola mi sono stati vicini, e quelli che senza parlare sono riusciti a dirmi quanto stavano male per me:


grazie a Giulio perché è la guida,


grazie a Ciro perché è la solidità,


grazie a Davide perché è la forza,


grazie a Christian e Roberto perché sono l'amicizia disinteressata,


grazie a Gianfranco perché è la fermezza nelle avversità,


grazie a Lino e Salvatore, che sono il silenzio discreto, la premura dell'amico che ti sta vicino e non chiede


grazie a Galileo perchè è un pensiero leggero, un "non-ci-pensare"


grazie ad Americo che è la perla filosofica alla Don Franco


grazie a Frank Eliseo perché è la costanza.


Grazie A Gianluca Thor che è il coraggio.


Grazie a Sherman che è la simpatia.


Grazie a Ventura che è la gentilezza.


Grazie a tutti.


Grazie ai miei FRATELLI.

Nikola Todorov

martedì 15 marzo 2011

Si è sempre lottatori…

Quanti sport individuali possono vantare un’ aggregazione come quella presente nel Jiu Jitsu?
Tennis, golf, tiro con l’arco, come tanti sport individuali, prevedono un allenamento individuale quindi sono scartati a prescindere.
Gli altri sport da combattimento? Forse… ma manco tanto.
Gli sport da percussione, a differenza della lotta, non creano quell’armonia tra compagni di lotta, infatti sono molte le fasi dell’allenamento che vedono come collaboratore un attrezzo (sacco, corda, pallina da tennis), forse a differenza della lotta si crea un rapporto più viscerale con il maestro, questa è una cosa molto bella, il pugile (per citare un disciplina qualsiasi) spesso cerca nel suo “secondo padre” tutta quella sicurezza per poter combattere sul ring…
Ma il jiu jistu, cosa ha di diverso il jiu jitsu rispetto ad altri sport da combattimento che vedono una squadra dietro il singolo atleta? Come mai in quasi tutte le palestre praticanti l’ Arte Suave si crea un spirito di coesione tale da resistere a quasi tutte le difficoltà?
Personalmente credo che la vera forza di questa disciplina, che può essere definita virale, sia in principio la necessità di avere un corpo da utilizzare per lavorare e il contorno che la accompagna durante gli allenamenti(scherzi, risate e prese per il culo varie), e poi si espande e ci fa diventare lottatori di jiu jitsu anche fuori dal tatami.
Se si è abituati a portare rispetto tutti i giorni in palestra, a manipolare le articolazioni dei compagni eseguendo tecniche rischiose con una tale calma da evitare sempre danni, se si ha l’umiltà di battere dieci, venti, cento volte in palestra preservando il proprio fisico e prendendo coscienza OGGETTIVAMENTE sulla lunghezza della strada che ancora dobbiamo percorrere per diventare bravi lottatori, si acquisisce quella maturità che necessariamente ci accompagnerà anche fuori dal tatami. A mio avviso questo stato mentale, unito all’incredibile bellezza che vi è nella lotta, porta a quella dipendenza molto forte nei confronti di un Jiu Jistu brasiliano tipico che si tramuta in Jiu Jitsu personale quando tale dipendenza viene influenzata anche dall’ambiente in cui essa viene praticata.
Ovviamente le teste di cazzo sono ovunque e quindi anche nelle (e a capo delle) palestre di Jiu Jitsu, ma anche questa “normalità” contribuisce a rendere speciale questa disciplina o meglio questo dono che la famiglia Gracie ha messo a disposizione di chi ne voglia beneficiare…
Si è sempre lottatori…

Buon Jiu Jitsu a tutti… anche alle teste di Cazzo!


Nova Invicta Grappling Cup II... incoming!!!
DEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!

venerdì 11 marzo 2011

Poulin? sei stato nominato...

http://it.eurosport.yahoo.com/sport-in-rete/article/24080/
La cosa veramente incredibile non è tanto il bimbo prodigio, ma i commenti postati sotto il video dall'"italiano medio"... leggete leggete.
Assassino, criminale, violento, PERICOLO PER I SUOI COETANEI!
Il nostro è stato un grande popolo,ma adesso bisogna arrendersi all'evidenza (sospiro) per la maggioranza siamo uno stato di finocchi, tronisti e veline.
Ho guardato il video apprezzando la tecnica del piccolo prodigio secondo dopo secondo, ammirando lo spirito combattivo di questo "criminale in fasce" (a detta di qualche rincoglionito) poi, per curiosità, sono andato a leggere i commenti... manco me lo aspettassi.
Quante volte mi sono sentito dire "fai una sport violento", "sei un violento", "tu si scem", "sei un esaltato"... lottatori, pugili, combattenti in generale, siamo la minoranza, cediamo il passo ai calciofili e alle loro discussioni sulla partita della domenica e sentiamoci parte della stessa piccola comunità.


Buon allenamento a tutti...

venerdì 4 febbraio 2011

Mi piacerebbe ...

… mmm… sigh… SOB! Sono diventato solo un distributore di tecniche … o quasi!
Non conosco lo stato dei miei “colleghi” ma i miei 36 anni me li sento tutti quanti, non so se sia una questione di stress da lavoro, il settore amministrativo è bello tosto e attinge a gran parte delle energie che potrebbero essere destinate al tatami, o se mi sono semplicemente rammollito! Sta di fatto che in palestra, pur mantenendo un ritmo di minimo 8 lotte a lezione, sto incontrando moltissime difficoltà … quando lotto cerco di non pensare, ma mi rendo perfettamente conto che il mio corpo risponde in abbondante ritardo a quelli che dovrebbero essere "gli automatismi”.
Mi piacerebbe avere vent’anni o meglio aver vissuto a vent’anni il Jiu Jitsu come lo si può vivere oggi …
Mi piacerebbe avere un lavoro meno stressante, MAGARI STATALE …
Mi piacerebbe, sempre sul tatami del canile, stare dall’altra parte della lezione …
Mi piacerebbe non pensare sempre a cosa fare, ma fare quello che mi dice qualcun altro …
Mi piacerebbe che Davide non divorasse la mia pazienza facendo il SEMPRE coglione mentre spiego …
Mi piacerebbe che Galileo non si perdesse nei meandri della “magia” della rete (per modo di dire) e che leggesse le mail importanti…
Mi piacerebbe che Christian fosse più Ceccarelli e meno Christian …
Mi piacerebbe vedere Ciro con un VERO gi e soprattutto INTEGRO!
Mi piacerebbe che Sherman raggiungesse la maturità almeno di un diciottenne “abbastanza maturo” …
Sono tante le cose che mi piacerebbero, ma tutto sommato non mi posso lamentare … il canile è un bel posto dove “invecchiare” agonisticamente …

Ultimamente sto sentendo in macchina i Mago de Oz, per la precisione Finisterra, Gaia e Gaia II, è incredibile la Spagna ha un gruppo eccezionale che fa musica in madre lingua facendo soldi … noi in Italia abbiamo quel vaccaro di Ligabue!

Cosa ci fai in mezzo a tutta questa gente
sei tu che vuoi o in fin dei conti non ti frega niente
tanti ti cercano spiazzati da una luce senza futuro
altri si allungano vorrebbero tenerti nel loro buio
ti brucerai piccola stella senza cielo …
MAGARI!!!!!!!!!!!

P.s.
Sherman non rompere i coglioni tu, gli Area e Demetrio Stratos!!!

Davide punito per la reiterata coglionaggine mostrata sul tatami...

venerdì 10 dicembre 2010

Americo



Americo e Ciro, il Troll e il Molosso sono i membri storici della Nova Invicta (ex Free Style Association).

Di Ciro se ne è parlato e se ne parla abbondantemente, è il campione della nostra palestra e funge da faro per i nuovi iscritti mostrandogli quello che si può ottenere con sacrificio e dedizione.
Di Americo se ne parla poco e spesso male, purtroppo il sig. Galdi è dotato di una rarissima abilità, un super potere se vogliamo… chiamiamolo "il dono”.
Questo “dono” consiste nella sua abilità nell’essere sempre e comunque sgradevole e capace di postare indecenze inenarrabili … guai a dargli carta bianca!
A furia di scrivere e dire fesserie, di porre avanti sempre e comunque solo il suo prepotente lato trollesco non da la possibilità agli altri di capire quanto sia innamorato del jiu jitsu brasiliano e quanto ci tenga alla pratica del SUO sport e, di conseguenza, di non capire quanto sia capace e in grado di trasmettere a sua volta.
Americo è un esempio di dedizione quasi unico e il suo Jiu Jitsu è solido… il problema è che lui non lo sa, anzi è convinto del contrario.

Trollao adesso stai attraversando un momento negativo... l'unica cosa che puoi fare è stringere i denti e combattere.

Di seguito posto due suoi incontri…



mercoledì 8 dicembre 2010

Allievo – Maestro ...



… un amico, un compagno di squadra, uno spartano al tuo fianco nella falange … MAI E POI MAI UN CLIENTE!
Qui non si vendono né pacchetti né “prodotti ben confezionati”… si da solo amicizia, sudore e dolore.

Mi permetto di citare l’amico Bernardo Serrini:
“Un allievo è prima un amico che condivide la tua stessa passione e poi uno studente....Comunque MAI un cliente, né tantomeno, contemporaneamente, un allievo quando si tratta di portare la bandiera della scuola e un cliente quando si tratta di pagare le retta mensile!!!”

Lotta di sottomissione? il Sud c'è...


E’ un’ora è mezza che cerco di far funzionare farmville… non carica, dovevo raccogliere cazzo! Errore http 500… per me è dialetto aramaico.

Nell’attesa mi dilungherò sulla “questione meridionale”.
Domenica 5 dicembre ci siamo sparati un’altra bella competizione vicino casa, per la precisione ad andria. Il 20 febbraio ci sarà la gara di jiu jitsu organizzata da Salvatore (link alla vostra destra), sempre nel mese di febbraio in Campania si organizzerà nuovamente il torneo “Hard Times”, a Giugno ci sarà la seconda edizione del nostro torneo di grappling targato FIGMMA.
Io di professione faccio il ragioniere, mi piace fare affidamento sulle cose pratiche e, all’occorrenza, mi piace fare i conti “alla salumiere”…
In pratica senza se e senza ma (trad. seghe mentali)e senza scusanti, al sud i team ci sono quindi, a rigor di logica, si possono tranquillamente organizzare gare con una media di 70-100 iscritti a competizione.
Quali solo le “trappole” che possono essere azionate inconsapevolmente o, ahimè, in piena coscienza dagli istruttori per convincere i propri allievi a lottare o meno?
Noi lottiamo solo con il kimono …
Noi non lottiamo con il pigiama …
Noi non lottiamo con il pigiama perché FACCIAMO MMA … e poi non li vedi manco ad un match.
Noi lottiamo solo ad i tornei di un certo livello …
Noi lottiamo solo nei tornei riconosciuti dalla federazione …
Noi non lottiamo alla gara di tizio perché è un incompetente …
Queste, grosso modo, sono alcune delle motivazioni (o scuse) che vengono usate per “pilotare” i ragazzi verso o contro una determinata competizione.
Tornando alla “questione meridionale” e ai conti del salumiere …
Foglio di carta e penna:

Nova Invicta
Yin Yang
Team Olegario Napoli
Team Olegario Marcianise
Skorpion Team
Accademia Wu Dong
Team Olegario Mesagne
Wcra
Submission Fighting Union
Tra team che ho dimenticato (mi scuso) praticanti affiliati, istruttori derivati, scuole di kick jitsu e judo, hai voglia!

Quindi, come dicevo prima, l’obiettivo 70-100 iscritti a competizione è decisamente fattibile, ragion per cui mi sento in dovere di esprimere il mio pensiero.
Salute, soldi, voglia e tempo libero permettendo
Si lotta di BJJ? Lottate…
Si lotta NOGI? Lottate…
Il vostri maestro dice che lui lotta solo nelle competizioni di Brazilian Jiu Jitsu, si va a fare l’Europeo a Lisbona, spendendo mezzo stipendio, e non partecipa ad una gara a 30 km da casa? Va benissimo… però voi guardatevi in torno alzate il ditino e dite “io voglio lottare”.
Il vostro maestro si impunta a lottare solo in competizioni federali o “imprenditoriali”? voi alzate il ditino è dite “io voglio lottare”.
Le motivazioni per non partecipare ad una gara “vicino casa” sono tante, ma non devono essere stronzate…
Come direbbe l’istruttore del “Corso di cazzotti del dr. Johnson” lottatori o lote … a voi la scelta!

Farmville ancora non si apre … e che cazzo!

mercoledì 24 novembre 2010

Si ma il BJJ contro più avversari...

Come giustamente scrive qualcuno, principalmente Mario Puccioni che si ammazza un giorno si e l’altro pure per avvisare i naviganti sulle VERE arti marziali, ormai le M.M.A, ma anche il jiu jistu brasiliano da solo, hanno dimostrato che ci sono arti marziali che funzionano e minchiate che vengono spacciate per arti marziali.
Il problema non è tanto il dimostrare cosa funziona e cosa non funziona … il problema è che esistono persone che per un non preciso motivo (masochismo, poca voglia di lavorare in palestra, paura di farsi la bua) preferiscono scimmiottare un improbabile animale studiando l’antica forma del maestro pickopallin di Pechino, invece di “perdere” tempo a cercare di studiare una leva del jiu jitsu o un pugno del pugilato, la cui funzionalità scaturisce da principi di fisica e non da studio del meridiano in contrapposizione con la cometa di Americo che si incrocia con la data di nascita di Nikola Todorov…
Puttanate signori mie… PUTTANATE! E la gente a cui gustano si butta! E’ perfettamente inutile che ci ammaziamo a cercare di far capire la VERITA’ oggettiva delle cose… ci sarà sempre un finocchio di maestro che spunterà dal nulla e farà leva su quelle persone che cercano quel tipo di pratica... ovviamente quelle persone non sono adatte allo studio di una disciplina vera e difficilmente si amalgameranno con un gruppo di VERI praticanti marziali. Nel 2010, con youtube e cose varie, i giochi sono fatti… non è più come prima che c’erano i pentiti delle “arti marziali tradizionali” oggi se uno vuole PERDERE tempo a studiare “la posizione del cavaliere” lo faccia, i tempi sono cambiati vent’anni fa quando studiavamo un calcio girato eravamo convinti che potesse funzionare perché nessuno ci aveva dimostrato il contrario, quando eravamo convinti che Bruce Lee era veramente un campione del combattimento era perché nessuno poteva dimostrare il contrario… oggi sappiamo che Lee era un attore, che il kung fu non serve a un cazzo e che i sistemi di difesa personale sono puro marketing… oggi lo sappiamo! Se uno continua a spaccare tavolette di legno e a fare la posizione della Gru vuol dire che ha fatto la sua scelta, ha deciso di fare qualcosa di simpatico, spensierato, paradossalmente anche faticoso, ma che all’occorrenza non serve a un nulla.
Brus lìn aiutaci tu!!!!!!!!!!!!!!

Bruce Lee "in azione"...

Avvertenza
Quest'articolo non è l'ennesimo tentativo di fare luce per il navigante, ma una spudorata pubblicità comparativa, il Jiu Jitsu Brasiliano è meglio del Kung Fu/JKD/Silat/etc.etc. ... per un'Italia migliore vota l'omino che fa Jiu Jitsu!

giovedì 11 novembre 2010

Pompei... addio alla Domus dei gladiatori.



"Da Americo Galdi"

Credo sia doveroso, anche se in ritardo, ricordare la tragedia accaduta ad un pezzo del nostro patrimonio culturale. Anche se qualcuno mostra denigrazione per questa tragedia fa male vedere come sia scomparso dalla faccia della terra una testimonianza unica dell'archeologia. Fa ancora più male costatare che sia crollata ...una palestra di gladiatori, un po' la Nova Invicta di 2000 anni fa...

venerdì 10 settembre 2010

Ciao Karl!


Il nostro amico Karl Oscar ... continua la sua esperienza italiana a Firenze!
Lo spilungone svedese, cintura bianca di bjj (tranquillamente blu a mio avviso), ci saluta è continua la sua avventura nel jiu jitsu italico aggregandosi al Rio Grappling Club Firenze.
Ciao Karl, mi raccomando porta con te un po di sana scostumatezza made in Nova!

Inglourious Basterds