domenica 24 aprile 2011

La Lotta è Preghiera, la Preghiera è Lotta. A cura di Gianfranco Glielmi.


mi è capitato varie volte nel mio percorso di apprendimento della lotta e in particolare del jiu jitsu di essere testato non nella forza ma nella tecnica.
a volte chi mi è stato insegnante al momento ( nella maggior parte delle volte i miei istruttori Giulio e Ciro ) e mi ha fatto da sparring partner mi ha volutamente dato la gola o il braccio per uno strangolamento o una leva.
è un modo di porre delle domande all'allievo senza parlare.
una sorta di compito in classe su una equazione con molte variabili quale è appunto la lotta.
è come fraseggiare con il proprio maestro di musica con ognuno in braccio la propria chitarra e vedere l'altro cosa sente e come esprime le emozioni che sente... e quali armonie usa o quale scala maggiore o minore o pentatonica usa in quella parte del brano...
mi è capitato anche di essere sparring partner per quelle poche volte che ho umilmente fatto vedere qualche tecnica ai ragazzini che alleniamo.
in entrambi i casi è stato sempre emozionante avere la costatazione pratica del rolling rispetto al "solfeggio" tecnico appreso durante le sessioni pre lotta.
in fin dei conti anche se meno codificata rispetto all'arte marziale tradizionale la pratica della lotta e nella fattispecie del jiu jitsu brasiliano viene comunque rispettato il ruolo di UKE e TORI ,il docente e il discente, colui che attacca e colui che si difende, colui che la tecnica la sa e colui che deve dimostrare di saperla.

fin qui nulla di nuovo sotto il sole...
non saranno ne le prime ne ultime volte che allenandosi si fa sparring per imparare e per fare imparare...

mi capita spesso di leggere e di cercare nella storia e nella mitologia scontri di lotta epici in grado di stimolare la mia fantasia ..e soprattutto il mio spirito
allora ogni tanto rileggo l'eroe Ulisse che ospitato dai Feaci nel suo ritorno ad Itaca viene sfidato vincendo nella lotta alcuni giovani arroganti (mai come adesso mi sento di immedesimarmi ) durante i giochi in onore di Poiseidone
altre volte rileggi l'epopea di Gilgamesh e le leggende nordiche di thor...
un giorno navigando per la rete mi capita di osservare un opera di Delacroix perla chiesa di San Sulpizio a Parigi la lotta di Giacobbe con l' Angelo
sublime opera in cui si vede il patriarca Giacobbe affrontare l'Angelo mandato da Dio ( per la tradizione l'Arcangelo Michele) e vincerlo.
vincerlo?
Dio ha perso?
e poi contro chi?
l'Onnipotente che perde contro un uomo qualunque?
qualcosa non quadra.

Ma quella notte si alzò, prese le sue due mogli, le due schiave, e i suoi undici figli e passò il guado dello Yabboq. Li prese e fece loro passare il fiume e fece passare quel che possedeva. Poi Giacobbe rimase solo e lottò un individuo con lui, sino allo spuntar dell'alba. Vide allora che non lo sopraffaceva e colpì all'articolazione della coscia e l'articolazione della coscia di Giacobbe si slogò nella sua lotta con lui. E disse: “Fammi andare, perché è spuntata l'alba!”, e Giacobeb rispose, “Non ti lascerò andare se non mi benedirai”. E gli disse: “Qual è il tuo nome?”, allora egli rispose “Giacobbe”. E quello disse: “Non più Giacobbe si dirà il tuo nome, bensì Israele, perché hai prevalso sul Signore e sugli uomini, e hai vinto!”. (Genesi 32, 23-29)

in queste poche frasi si nascondono un grande senso ontologico e di una profondità inaudita
è incredibile come si ritrova l'archetipo della lotta spirituale dell'uomo che si esterna nella fisicità dell'azione.
non per altro rispetto alla storia dei patriarchi precedenti quella di Giacobbe assume una storia e un pathos del tutto umano e molto piu' vicino alle vicende di noi umani mortali ( la primogenitura, scontri familiari, l'esilio verso terre straniere).
mentre con il patriarca Abramo è presente la Teofania , cioè una manifestazione quasi sempre presente atta a guidare l'Uomo in questione nel suo percorso e a provare la sua ubbidienza mentre con Giacobbe tale presenza di Dio è quasi del tutto assente nella sua vita come se la prova fosse proprio l'attendere la presenza di Dio.
tale manifestarsi al contrario delle volte precedenti in cui vi era una chiamata o un avvertimento qui si ha la Teomachia ( la lotta con Dio)
si lotta di notte fino all'alba allegoria di una ciclicità di passaggio dalla oscurità dell'anima alla nuova vita.
si lotta lontano dagli affetti e dagli attacamenti materiali , come quando si entra sul tatami e sei solo tu e l'avversario, un percorso in cui si è da soli senza nessuno dei propri cari o di tutte quelle conoscenze e cose che ci danno certezza si è nudi nell'anima.
la location: al di qua del fiume simbolo di passaggio: dopo quella lotta giacobbe chiamerà il luogo Peniel che significa in ebraico arcaico il luogo dove ho visto Dio faccia a faccia ( panim el panim):
vedere faccia a faccia Dio non è un confronto in antitesi come siamo abituati ma una ricerca di comunione con il Dio lottatore:
l'Alfa e Omega che ti si presentano davanti la tua anima e tu lottando ti confondi con essa.
gli opposti che non si contrastano ma si completano ecco allora che tutto ha una spiegazione.
il bubishi considerata la bibbia delle arti marziali afferma tutto l'universo respira il duro e il morbido da qui poi si è tratta le definizione dello stile di karate Goju ryu...
mi vengono in mente tutti quegli insegnamenti Zen che i maestri di arti marziali giapponesi hanno sempre cercato di spiegare inutilmente: cerca di avere la mente il corpo e lo spirito come tutt'uno e unisciti all'avversario sii in comunione con lui e vincerai sempre.
la benedizione: non nel senso classico del termine ma la conferma del passaggio il superamento della sfida e la comunione con Dio, il realizzarsi della sua volontà, la volontà in questo caso di perdere contro l'Uomo per dimostrargli non che può vincere l'Onnipotente ma che può e deve ricercare la perfezione lottando per migliorarsi e non per sopraffare: questa è la Via.
leggendo alcuni commenti su internet mi è piaciuto la parte del Mons Gianfranco Ravasi in cui riprendendo altri passi della stessa Bibbia si comprende il significato di questa dipartita di Dio in confronto dell'Uomo
Osea: «Giacobbe da adulto lottò con Dio, lottò con l’angelo e vinse, pianse e domandò grazia» (12,4-5).
II libro della Sapienza: «Il Signore assegnò a Giacobbe la vittoria in dura lotta perché sapesse che la pietà è più potente di tutto» (10,12).

queste piccole considerazioni ti fanno pensare di come sia importante imparare dalle sconfitte e prendere le vittorie non come punto di arrivo ma come di partenza.

Giacobbe vincendo l'Angelo non è il punto di arrivo ma il punto di partenza

la confermazione che la pietà ( il lasciarsi vincere da un misero uomo) è piu' potente di tutto.

tutti noi non amiamo perdere

vogliamo il nostro percorso lastricato di vittorie

in palestra arrogantemente cerchiamo di non gridare tap o di prevalere sul nostro sparring partner per dimostrare che si è piu' forti che si è capaci di tirare la tecnica.

non c'è niente di piu' arrogante.

riflettendo sulla durata della lotta di Giacobbe mi viene in mente non uno scontro titanico ma un "noiso" ma tecnico duello alla Yuki Nakai contro De La Riva vinto per un vantaggio da De La Riva...splendido! tecnico!...millimetrico!...
perdere per un vantaggio a volte può sembrare più cocente di peredere ai punti o per finalizzazione ....ma forse insegna di più capisci che potevi farcela che il tuo limite è quello che devi lavorarci ore e ore se non mesi.per tramutare il tuo svantaggio in un pareggio e poi un punto.

è il giorno della Santa Pasqua 2011

riflettiamo sul lottatore più misterioso ed emblematico della storia: Gesù Cristo

in Lui non vi è più l'antitesi tra il Giacobbe Uomo e L'Angelo di Dio.

la lotta è contro il destino intero dell'Umanità.

la sua storia non è un insegnamento di una lotta persa gridando tap sulla croce

la sua storia va oltre.

è la consapevolezza che la verità rende liberi sempre

la verità è come diceva il protagonista dell'ultimo samurai " come questi fiori stiamo tutti morendo""

la vera lotta è contro il senso di non volere accettare la morte come evento naturale della vita .

Lui non ha preso un uomo per renderlo simile a Dio non l'ha perfezionato così

si è fatto uomo per far capire che la morte si può vincere sempre.

la Comunione con Dio non è più vedere Lui faccia a faccia ( panim el panim) è troppo facile guardare nello specchio eterno dell'Empireo

La vera Comunione è accettare la propria croce e portarla avanti senza ripensamenti

senza avere paura della vitalità della morte e della mortalità della vita....

abbracciamoci la nostra Croce e alleniamoci...

la Lotta è Preghiera
la Preghiera è Lotta.



Gianfraco "Medico Louco" mentre "benedice" Americo...

5 commenti:

Giulio Candiloro ha detto...

Medico è un post bello ma troppo "educato", mi tocca bilanciare il cosmo della Nova... Cacca, Pipì, Culo, Christian...

brazilian jiu jitsu marcianise ha detto...

post molto significativo...complimenti

americo ha detto...

ma io dove sono? ma christian è una parolaccia?

Anonimo ha detto...

abbiamo la cattiva abitudine di non correggere la bozza prima di pubblicarla... è piena di errori!!!

americo tu ci sei sempre...

christian sta assumendo sempre di piu' il ruolo di parolaccia...

medico louco

Leila ha detto...

Maravilhosas palavras do Autor que tenta nos mostrar a mistura da bravura da luta com a cristandade, e nos faz refletir sobre nossos atos e mostra-nos que a derrota tambem muitas vezes vem fantasiada de vitória, pois na derrota o homem cresce muito para ter no futuro um triunfo real. Pois Jesus Cristo, morreu mais ressucitou, e hoje vive em Glória! Beijos do Brasil a todos e... MINHA VIDA EU TE AMOOOOO!!!!