domenica 22 aprile 2012

Il piacere della pratica...

... non ha età. Molti lottatori vivono il Jiu Jitsu in maniera competitiva e fanno benissimo … si allenano tutti i giorni, fanno condizionamento, circuiti, pesi, gareggiano, vincono, perdono… in buona sostanza fanno tutto quello che va fatto per percorrere la via agonistica per quella che sarà la sua durata. Ma cosa succede quando tutto questo finisce? Cosa succede quando la pratica del jiu jitsu non è più accompagnata dal confronto con la bilancia, dalle rinunce nei fine settimana e dal suono dei pesi che sbattono per terra? Cosa succede quando diventa dura, VERAMENTE DURA, gestire una decina di riprese con (contro) compagni di palestra nel pieno dell’allenamento determinati a superare ogni ostacolo (quindi anche voi) per cercare di arrivare alla competizione per vincere? Per come la vedo io il Jiu Jitsu diventa ancora più bello, praticare con la consapevolezza di poter contare solo ed esclusivamente sulla tecnica e sull’esperienza, sfruttare ogni piccolo errore per “incastrare” la tecnica giusta e sorprendere il compagno di allenamento, riuscire ad arrivare alla fine sapendo di aver stressato (in senso buono) ogni giovane leone presente sul tatami è un’esperienza veramente stimolante che si ripete ogni volta che si sale sulla materassina, pur con la consapevolezza di dover dire “TAP” tante, TANTISSIME volte! Come si è ripetuto diverse volte, il Jiu Jitsu è un linguaggio del corpo, è comunicazione… quindi non serve sapere di avere sempre “ragione” per gustarsi il piacere di una sano scambio di “opinioni” a suon di raspado e finalizzazioni. "giovani" lottatori praticanti del kosen judo...

sabato 14 aprile 2012

"EPPUR SI ROLLA" la conclusione.

ovvero

BRAZILIAN JIU JITSU: La Rivoluzione Copernicana delle Arti Marziali e degli sport da combattimento?

a cura di Gianfranco "Medico Louco" Glielmi

terza parte


UFC : la consacrazione mediatica mondiale del jiu jitsu brasiliano come "spina dorsale" delle MMA

Sappiamo a posteriori che il "valetudo" era praticato da decenni in Brasile e anche in altre parti del mondo, ma il boom mediatico ( televisione di massa , distribuzione di VHS, nascita di internet, ecc ) cominciato all'inizio degli anni '90 del XX secolo con l' Ultimate Fighting Championship ci ha fatto conoscere il jiu jitsu brasiliano.
L'UFC degli inizi è molto diverso rispetto a quello che vediamo oggi .
il regolamento era per certi versi più reale e cruento rispetto ad ora .
Le modifiche apportate nei decenni seguenti sono dovute a motivi di marketing e alle forti pressioni politiche specie dei Repubblicani Americani inorriditi dalla realtà delle competizioni anche perché abituati a certe pantomime che si fanno sul ring.
Comunque L'UFC è sopravvissuto rasentando anche il fallimento e modificando il regolamento tale da renderlo più presentabile ed evolvendosi fino ad essere l'evento mondiale di MMA-Pro più conosciuto.
Perché una disciplina lottatoria ha così modificato il panorama delle arti marziali e nello specifico quello delle MMA?
In quel periodo la gran parte del mondo marziale riteneva, in modo assolutistico, che le discipline di striking ben allenate e potenziate potessero avere la meglio su qualsiasi tipo di avversario.
Quindi l'assioma era più calci o pugni forti equivale a vittoria.
Purtroppo questo era uno stereotipo creatosi in anni di commercializzazione delle arti marziali come fenomeno di massa occidentale colpa dei film made in Hong Kong.
Le discipline lottatorie erano ritenute dai molti si belle da vedere ma anche roba "non nobile"come la boxe o come il kung- fu alla Bruce Lee.
La sorpresa fu che nei primi UFC un brasiliano sconosciuto deriso per il pigiama-Gi
aveva sempre una strategia vincente e tecniche fino allora mai applicate in un combattimento reale con pochissime limitazioni .
Il più delle volte si finiva a terra o intenzionalmente o per caso e i lottatori e in particolar modo quelli di jiu jitsu brasiliano si dimostravano più preparati sia tecnicamente e atleticamente e sia come strategia di combattimento rispetto agli strikers con nessuna esperienza nel corpo a corpo.
Per parafrasare una frase di Rigan Machado cadevano o venivano attirati nel loro oceano senza saper nuotare...

Il jiu jitsu brasiliano ha dimostrato in tali eventi che di fronte ad uno striker puro il corpo a corpo è la strategia migliore rispetto al rimanere a distanza in piedi.
Quindi sommariamente potremmo descrivere tale successo con le seguenti riflessioni:

E' più facile per un grappler passare al corpo a corpo con uno striker limitando o annullando il potenziale che uno striker può esprimere in piedi che per uno striker costringere il grappler a rimanere in piedi nel gioco percussivo.
Il combattente più abile nel corpo a corpo tra i due era nella stragrande maggioranza dei casi anche il vincitore.
La tecnica di immobilizzazione o di strangolamento era quella più efficace con meno dispendio di energie e di immediata resa rispetto ad una serie di pugni o di calci anche forti che però non portavano il KO.
La prontezza tecnico-strategica del lottatore tecnico di jiu jitsu brasiliano si è dimostrata sempre efficace anche quando erano in difficoltà con le spalle a terra (anche perchè il bjj è l'unica arte marziale ad aver usare ed evolversi con posizionamenti di controllo o guardie al suolo)
Tale strategia è risultata vincente anche indipendentemente dalla taglia dell'avversario ed era dovuta all'abilità tecnica del jutsuka brasiliano.

Pregi erano quindi versatilità e adattabilità ad ogni situazione dell'uno contro uno retaggi questi delle continue sperimentazioni degli incontri di valetudo in brasile fin dai tempi di Maeda e dall'applicazione del sistema di punteggio del regolamento del jiu jitsu brasiliano che è stato per l'atleta di jiu jitsu brasiliano nel corso degli anni un invogliare a trovare sempre la posizione dominante sia in allenamento che in gara.
Tale dominio è la trasposizione del combattimento reale ed è parallelamente in simbiosi con una continua rimodulazione e adattabilità delle tecniche alle diverse situazioni.

Brazilian jiu jitsu: quale futuro?

I critici del bjj o quelli che sventolano il cosiddetto anti grappling affermano che se si usassero tattiche sleali vietate negli eventi di MMA come colpire negli occhi o colpi all'inguine il nostro caro jiustuka brasiliano avrebbe la peggio.
Bisogna considerare alcune aspetti di tali critiche dando il giusto peso a tali tecniche:
Il lottatore di bjj e il grappler è più avezzo nel corpo a corpo quindi se l'avversario può usare queste tecniche sleali anche il lottatore può farlo e quindi magari visto proprio la sua migliore attitudine allo scontro fisico egli può posizionarsi in dominio più facilmente e applicare le stesse tecniche "sleali".
Il lottatore di bjj è meglio addestrato a proteggersi da queste tecniche adeguando la propria posizione alla situazione in questione questo è un retaggio dei vecchi combattimenti di "valetudo".
Il lottatore di bjj non è immune allo scontro con più avversari ?
Non è stata mai intenzione dello spirito del jiu jitsu essere l'arte marziale "magica" che si vedeva nei film made in Hong Kong degli anni '70 ma fino adesso non si è dimostrato efficace nessuno stile di combattimento a mani nude capace di salvarvi la pelle da più avversari.

Iniziativa molto temeraria ma tipica dei Gracie è il nuovo tipo di regolamento applicato nel BUDO CHALLANGE di Rickson Gracie:
un sistema di punteggio che premia si i posizionamenti, raspados , takedowns, passaggi di guardia
che valgono un punto ma premia di più i tentativi veri di finalizzazione non riuscita con tre punti .
Può essere forse il futuro del brazilian jiu jitsu evitando "lo stallo" tecnico e invogliando a cercare il KO tecnico della finalizzazione oltre che il dominio invece di indirizzare il gioco verso tecniche funamboliche non sempre applicabili se non per doti fisiche congenite e/o estremamente allenate.

Infatti una delle critiche e grande riflessione di come si sta evolvendo il jiu jitsu per così dire in senso troppo sportivo ed esibizionista ci è stata data da Roger Gracie:

"Ritengo che le persone abbiano una prospettiva errata sui campionati. Invece di gareggiare per analizzare la qualità del loro jiu jitsu, si allenano per vincere campionati. Se un lottatore pensa solo ad essere un agonista migliore, tenderà a non praticare le tecniche fondamentali, e posizioni specifiche. L'allenamento si orienterà quasi esclusivamente allo sviluppo della guardia, che è la posizione più usata nei campionati. Quindi si allenano per non avere nessun punto assegnato contro di loro, e non a finalizzare l'avversario. Si dimenticano che il jiu jitsu consiste nel passare, montare, e finalizzare."


Nell'ultima frase è racchiuso il senso del jiu jitsu originario di come lo abbiamo iniziato a conoscere nei primi eventi di UFC.

Negli ultimi anni si è assistito anche ad una evoluzione dello striking rapportato alle MMA.
Ormai vediamo in campo negli eventi nuove o vecchie tecniche di striking raffinate e rapportate alle situazioni anche di corpo a corpo.
La qualità di ogni singolo atleta sta nel trovare quale tecnica e/o strategia usare al momento in base alle proprie qualità fisiche e atletiche
Ecco che vediamo Rodrigo Minotauro vincere per KO tecnico alla prima ripresa per pugni nell'UFC 134 , perdere per una kimura nell'UFC 140 oppure Fedor grande ed indiscusso esponente e ispiratore del G&P perdere per un armbar triangolare da guardia molto "basico" eseguito da Werdum.


Questo non significa che il jiu jitsu è diventato inefficace anzi è stato e rimane bagaglio essenziale di ogni combattente di MMA ed è stato e continua ad essere la spinta essenziale alla critica iniziata negli anni 90 passati e alla rivoluzione "rinascimentale" delle arti marziali e degli sport da combattimento che tutt'ora stiamo vivendo come risposta al teorema delle arti marziali e degli sport da combattimento.

"L'Arte Marziale è il combattimento"

« Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato. »(Albert Einstein, lettera a Max Born del 4 dicembre 1926)

Bibliografia e Video essenziali

"Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo" di Galileo Galilei
"Teoria della relatività Generale" di Albert Einstein
"Logica della scoperta scientifica" di Karl Popper
"Perché credo in Colui che ha fatto il mondo" di Antonino Zichichi
"Ju Jitsu Brasiliano" di Renzo e Royler Gracie

- Tsunetane Oda - judo ne-waza 1 of 3 小田常胤

- Tsunetane Oda - judo ne-waza 2 of 3

- Tsunetane Oda - judo ne-waza 3 of 3

- UFC tutte le edizioni

- Draculino BJJ - Provoking a Giant - Part 2 : Ball Grabbers!!!

lunedì 9 aprile 2012

Ciro Ruotolo Vs Alessio Di Liberti


Vittoria e titolo di Campione Nazionale di Grappling per il nostro Ciro...

"EPPUR SI ROLLA" 2°parte...

ovvero

BRAZILIAN JIU JITSU: La Rivoluzione Copernicana delle Arti Marziali e degli sport da combattimento?

a cura di Gianfranco "Medico Louco" Glielmi





Per comprendere il perché di questo fenomeno dobbiamo prima descrivere sinteticamente come il jiu jitsu brasiliano si inquadra storicamente e le sue sostanziali differenze rispetto ai predecessori e quali siano stati le innovazioni nei vari momenti storici.



Il ju jitsu tradizionale era un arte di combattimento del Giappone feudale.
Esso comprendeva sia colpi di percussione che strangolamenti chiavi articolari e proiezioni
Il bagaglio tecnico del ju jitsu nipponico era insegnato per lo più tramite i kata e la pratica di rolling con uno sparring partner si svolgeva in poche scuole e dopo tantissimi anni di pratica tra marzialisti di alto rango.
Ciò era dovuto anche alla necessita di evitare molte tecniche pericolose e menomanti che non potevano certamente essere usate in allenamento.
Quindi senza essere polemici potremmo dire che il kata era un software operativo dell'arte marziale stessa cioè una simulazione anche di tecniche menomanti e pericolose eseguite contro un avversario cooperante.
C'è da sottolineare come ben sappiamo che "simulare" con i ruoli di Tori e Uke per quanto perfetta sia l'esecuzione e l'intento del gesto tecnico non ha il carattere e non tiene conto delle variabili del combattimento reale.




Il Randori di Jigoro Kano

Ecco allora che si fece avanti nel 1882 Jigoro Kano il fondatore del Judo che da un punto di vista didattico non scoprì nuove tecniche ma introdusse come metodica di allenamento il Randori l'esercizio libero e il rolling con il partner.
per rendere il suo judo più sicuro rispetto al ju jitsu classico Jigoro Kano rimosse dal randori le tecniche sleali e gli atemi cioè i colpi di percussione affinché ci si potesse allenare tranquillamente senza il pericolo di logoramento o di infortunio irreversibile.
Bisogna anche dire che tale modifica tecnica è stata dettata anche da motivi meramente nazionalistici e di natura politico sportiva, infatti il M° Funakoshi proveniente da Okinawa presentava la sua mano cinese nipponizzata con il nome Karate liberata dalle tecniche di prensione e proiezioni comunque retaggio del kung fu cinese.

Sappiamo che una duratura conoscenza si basa sulla comprensione perciò tanto più le tecniche sono applicate in modo submassimale e reale tanto più l'arte marziale è espressionee replicazione più fedele possibile di un combattimento reale e in un arte marziale dove il fisico è soggetto a forze dinamiche e statiche come la lotta risulta essenziale allenare il corpo a tal punto che è il fisico a imprimere alla propria mente le tecniche e a renderle proprie e non il contrario.
Jigoro Kano ebbe l'intuizione paradossale che rimuovendo le tecniche pericolose l'allievo potesse liberamente esprimere a piena potenza le tecniche sicure su un avversari che fanno realmente resistenza e inoltre ebbe modo di verificare che per tale motivo i suoi allievi risultavano prevalere a su avversari che potevano anche avere un bagaglio di tecniche mortali provate per tradizione su partner cooperativi e con scarsa resistenza.
Ecco che nel randori compare il concetto di TAP
Una tecnica sicura non equivale ad essere inefficace. Le tecniche sicure si possono utilizzare in tutta sicurezza e potrebbero divenire menomanti o anche mortali se si supera il sottile limite del battere.

La prova del nove che convalidò il metodo di Kano come innovatore fu la sfida da parte della polizia metropolitana di Tokyo tra il ju jitsu classico e il judo nel 1886 per la scelta di quale arte marziale dovesse allenare i propri dipendenti.
Il Judo vinse con più match a favore il suddetto torneo di lotta e divenne la lotta principale del Giappone imperiale.


Mitsuyo Maeda e i Gracie : evoluzione? o continuità della tradizione?

Maeda grande jiutsuka classico passato poi al kodokan di Kano come sappiamo è stato inviato per il mondo per diffondere il judo. Sappiamo anche che sfidò e vinse molti avversari di varie discipline sia di percussione che di lotta.
Questa sua voglia di confrontarsi e di cercare sempre soluzioni nuove e le sue esperienze hanno portato a quello che è stato l'affinamento ulteriore del jiu jitsu rispetto al judo classico del kodokan

Come ricercatore inconsapevole egli aveva un "modus operandi" innovativo: egli cercava i fondamentali punti deboli e di forza delle principali discipline avversarie e combatté personalmente in prima persona in modo da testare le tecniche di jiu jitsu nella loro efficacia oppure rimodularle se necessario o per alcune considerarle obsolete.
Quindi le sue innovazioni erano dovute alla sua personale esperienza e non a speculazioni filosofiche marziali.

I principi fondamentali insegnati da Maeda a i Gracie si possono riassumere in

1) Il bagaglio tecnico del jiu jitsu
2) la pratica del randori come metodica per insegnare con successo la tecnica agli allievi in un modo che essi avrebbero potuto impiegare nel combattimento reale.
3) la lotta nel corpo a corpo con oppurtune modifiche "nei registri" delle dinamiche dell'uno contro uno si potevano stabilire quali tecniche e strategie erano realmente applicabili nel combattimento reale.
4) strategia fondamentale consistente nel portare un avversario a terra rimuovendo così i suoi punti più forti pugni calci ed espondendolo al gioco del jutsuka.



Maeda e i Gracie come corrente scismatica del Judo del kodokan?

Il progetto originario di Jigoro Kano era quello di creare un sistema educativo e morale accessibile a tutti i cittadini utilizzando l'arte marziale come mezzo e non come fine
Pertanto furono imposti dei limiti severi tra cui il divieto assoluto di sfidare atleti di altri stili, l'obbligo dell'uso del Gi e le limitazioni di carattere tecnico sul randori che diminuivano ulteriormente il numero di tecniche sicure
Inoltre le competizioni di judo si stavano trasformando via via in pratiche sportive enfatizzando le proiezioni per la loro estetica anche per la volontà dello stesso fondatore di trasformare il judo in uno sport olimpico.
Tali limitazioni stavano per cristallizzare l'evoluzione che lo stesso Kano aveva iniziato anni prima.
Ciò non accadde in brasile con Maeda e i Gracie perchè questi anche per esigenze e interessi sociali e culturali diversi rispetto ai nipponici non ricercavano l'educazione sociale e morale ma l'efficacia del combattimento.
Quindi , in piena "eresia filosofica" continuarono le loro sfide di valetudo e continuarono ad evolvere le loro tecniche di jiu jitsu

Tale progresso nelle tecniche è dovuto principalmente a fattori quali :
L'affinamento tecnico continuo con il confronto con persone anche di statura più grande o più forte e specialmente di altri stili.
La mancanza delle limitazioni presenti nel judo "cattolico" faceva si che negli incontri si incontrassero situazioni e problematiche delle dinamiche del combattimento sempre nuove tali da richiedere la creazione di nuove tecniche o la rimodulazione di quelle preesistenti.

segue...

sabato 7 aprile 2012

"EPPUR SI ROLLA" 1°parte...

ovvero

BRAZILIAN JIU JITSU: La Rivoluzione Copernicana delle Arti Marziali e degli sport da combattimento?

a cura di Gianfranco "Medico Louco" Glielmi



Nel mio percorso marziale ho avuto modo di praticare varie discipline.
Iniziai con il Karate e da li mi promisi che non avrei avuto altra arte marziale se non la "mano vuota"...
Poi molto coerente con i miei precetti ho praticato kick boxing...kendo...sanda... alla fine jiu jitsu brasiliano e grappling .
Sono passato da essere un ragazzino prepubere che amava le forme e i kata e detestava il confronto fisico al “Veteran” che nonostante gli acciacchi e gli infortuni si inebria ancora del puzzo del tatami da competizione e vede nei ragazzini realizzarsi i propri sogni.
Nel corso degli anni ho appreso che ciò che differenzia un violento da un combattente è la moralità e la disciplina di quest'ultimo e quello che differenzia la zuffa da un combattimento è la tecnica nella sua espressione più pratica semplice ed efficace (i cazzotti al viso che potevano volare durante le partite di calcetto rionale della mia adolescenza erano violenza pura …le tecniche di pugno nel dojo erano “arte”)
Ma essere solo moralmente integro e disciplinato non fa di me un combattente.

Abbiamo sempre visto e inteso le arti marziali classiche,siano esse asiatiche o occidentali, con una connotazione di tradizione che nei secoli ciascuna arte è andata assorbendo da fattori storico-culturali, filosofici e religiosi .
Tali valori rappresentano un’importante evoluzione del pensiero umano ma , specie nell'epoca moderna e nella diffusione di massa , essi nella stragrande maggioranza dei casi sono stati motivi di alibi o di errate interpretazioni per discreti interpreti marziali e "falsi profeti" e dei limiti passivi per alcuni saccenti Maestri , fino al punto da trasformarsi in dei preconcetti ben radicati che sono sfociati nel fanatismo pseudoreligioso dell'arte marziale stessa del tipo “non avrai altra arte marziale al di fuori di me”.
Leggo e sento molte persone affermare “ io pratico le arti marziali perchè mi piace l'aspetto filosofico perchè mi fa stare bene con me stesso ecc.”
Nulla da ridire su tali buone intenzioni ma bisogna capire che l'arte marziale non finisce dove finisce l'aspetto religioso-filosofico e morale ma quest’ultimo è nient’altro che una interpretazione osmotica, come in un quadro artistico a tinte chiare, di un mero fenomeno fisico cioè il combattimento, la lotta.
Sicuramente ci sono ancora pochissime scuole tradizionali che conservano il vero significato delle arti marziali ossia il combattimento nonostante esse siano impermeate di filosofia.
Io non voglio iniziare una polemica che può durare anche anni( o meglio già dura da anni) ma voglio focalizzare il ragionamento su alcune riflessioni e basi metodologiche scaturite leggendo articoli,libri e soprattutto praticando il tatami.

La nostra società è ormai, o meglio dovrebbe essere, come sappiamo dominata dalla cultura scientifica.
I progressi tecnico scientifico sono il frutto di continue speculazioni scientifiche fatte nei secoli dagli scienziati.
Una scoperta scientifica deve essere riproducibile , verificabile e confrontabile dalla comunità scientifica.
Ecco allora la differenza tra le speculazioni filosofiche ,che comunque hanno avuto il loro ruolo nel progresso del pensiero umano e le speculazioni scientifiche.
La filosofia parte a priori dalla verifica e dal confronto e nella stragrande maggioranza dei casi cerca di avere le soluzioni ai problemi,prerogativa questa che la scienza non ha.
Quindi rispetto all'astrologia o all'alchimia o alla stregoneria che io faccia l'astrofisico il chimico o il medico quello che accomuna queste professioni e le differenzia dalle suddette superstizioni è il concetto di osservabilità di principio, cioè di osservare misurare calcolare e descrivere l'esistenza di un dato oggetto o di un fenomeno e di descriverli e di predirne con esattezza la riproducibilità del fenomeno fisico e poterne condividere con altri della comunità scientifica tale scoperta o esperimento.
Se io faccio cadere una mela è lo stesso esperimento di Newton riprodotto ormai da secoli e so il motivo per cui cade.

Facendo riferimento alle arti marziali e agli sport da combattimento possiamo avere questa riproducibilità galileana? possiamo verificare il confronto? quale efficacia?quale è il teorema principale delle arti marziali e degli sport da combattimento?

Per Teorema principale delle arti marziali e degli sport da combattimento dobbiamo intendere la capacità di rispondere da parte di ogni stile di combattimento in maniera efficace e risolutiva all'aggressione a mani nude da parte di un avversario di taglia e/o forza uguale o superiore.


Le moltissime arti marziali e gli sport da combattimento da esse derivate hanno cercato di dare una risposta o una interpretazione a tale quesito.
Se noi le consideriamo singolarmente sono tutte valide ed efficaci a patto che rispettiamo i canoni o regolamenti prestabiliti da ognuna oppure alcune si nascondo dietro ad un esoterismo che di scientifico ha ben poco ma che promettono poteri "magici".




A tal proposito se vogliamo essere rigorosamente scientifici dobbiamo introdurre il concetto di falsificazionismo del filosofo Karl Popper.
"La scienza è fatta di proposizioni potenzialmente false"
Cioè una teoria ha delle basi scientifiche solide quanto meno teme la confutazione, ma anzi accetta il confronto e l'eventuale falsificazione.




La virtù marcisce senza il confronto!!!

Qual è l'arte marziale o sport stile di combattimento che risponde meglio al suddetto teorema e che non teme la confutazione?

Questa domanda è stata sempre un tabù per maestri e artisti marziali con una visione limitata oppure rispondevano unilateralmente portando l'acqua al proprio mulino sia per ragioni di proselitismo o per ragioni nazionalistiche e politiche senza avere nessun parametro di confronto con le altre arti marziali.




Il banco di prova per il testaggio e il confronto delle varie arti marziali sono state le competizioni interstile o di valetudo prima in sud america e poi come UFC nell'inizio degli anni 90 del XX secolo negli Stati Uniti.
In particolare l'UFC è stato lo spartiacque tra il prima e il dopo e a allora niente sarebbe stato più come prima !
Prima nessuno aveva mai sentito parlare o almeno erano in pochi quelli che conoscevano il Jiu jitsu brasiliano o Gracie Jiu Jitsu o solo Jiu Jitsu


Ma perché uno stile di lotta come il jiu jitsu brasiliano, considerato dai tradizionalisti nippofili come una americanata di basso stile e " amorale" secondo lo stereotipo di marzialità con una traslitterazione anche errata rispetto la tradizione, ha modificato a tal punto il concetto di arte marziale in generale e dare l'avvio all'evoluzione delle moderne MMA ( Mixed Martial Art) e perchè sembrava e sembra essere una risposta al teorema ?





segue ....